Capita di dover dire addio, a volte lo diciamo sbadatamente a qualcuno che non rivedremo e che non ce ne importa niente di rivedere, ma ci sono volte in cui abbiamo la convinzione che questa sia una parola talmente pesante da pronunciare che stenta ad uscire dalla nostra bocca e allora invece di dirla ce la teniamo per noi e ne usiamo impropriamente un’altra come arrivederci, ciao o simili, ma sappiamo bene che per noi l’equivalenza è già stata scritta, cioè che il saluto che pronunciamo è sinonimo di addio.
Tra questi casi c’è sempre quello più difficile, quello che è stato indotto da una serie di circostanze che non sei stato in grado di modificare, quello che devi dire perché devi metterti in pace con la coscienza, perché è la soluzione migliore non per te, ma per la persona che per te ha significato tanto e che, in quel momento, tu devi lasciar andare: vorresti dirle “ ti voglio bene”, oppure “rimani con me”, oppure “sei bella” ed invece dici ciao e lei apre la porta e se ne va, per sempre.
Passi giorni ignobili, tutti uguali, immerso in un’apatia totale e non fai altro che pensare ai ricordi che si mettono ordinatamente in fila nel tuo cervello per essere riproposti e stai male: non hai la febbre, non esiste medicina che ti curi, però stai male.
Poi arriva il giorno in cui ti scrolli, ricominci a mettere la testa fuori, esci con i tuoi amici e riesci anche a divertirti, e non ti sembra male: sei rientrato in possesso della tua vita, puoi andare dove vuoi, puoi uscire con chi vuoi, puoi stare fuori quanto vuoi senza rendere conto a nessuno e ti senti bene e un bel giorno dici: << l’ho superato>>.
Purtroppo non è così, perché ben presto scopri che tutta quella gioia è solo effimera e lo scopri quando, rientrando una delle tante sere in cui hai fatto tardi, ti senti solo ed è una sensazione così intensa che ti fa cadere di nuovo.
Scopri d’improvviso che non c’è nessuno che ti fa gli squilli, nessuno che in un messaggio ti scrive “mi manchi”, nessuno che al telefono ti dice “ho voglia di vederti”, scopri sulla tua pelle che in tutto questo cazzo di mondo non c’è una persona, una sola, che ti dedica le sue attenzioni e i suoi pensieri.
Poi ti ricordi che prima ce l’avevi e quella persona faceva tutte queste cose, ti faceva sentire importante, ti faceva sentire amato e ti ricordi quant’era bello provare quella sensazione.
Adesso ti guardi intorno e vedi tutto quello che vedevi prima, niente è cambiato, hai persino ancora tutti i suoi regali sparsi per la stanza, poi ti guardi dentro e cosa vedi: niente.
Scopri di essere vuoto, non c’è niente.
È in questo modo, un po’ forte se si vuole, che scopri che ti manca, che scopri quanto avevi per le mani e adesso non hai più.
Partono i rimorsi: se avessi fatto questo, se mi fossi comportato così, se le avessi detto più spesso quest’altro; poi capisci che ti stai mordendo la coda, che tu non sei fatto così, che un po’ per lei sei cambiato ma che non saresti riuscito a fare di più; non era quella giusta, non c’è niente da fare, però stai male lo stesso.
Inizi a ripensare di nuovo a tutta la storia, inizi a pensare di nuovo che l’hai fatta soffrire e non le hai mai detto che ti dispiace e allora, una sera, ti ritrovi davanti al pc e inizi a scrivere: dopo molti giorni passati a scrivere e a correggere ne esce una lunga e triste lettera, ne salvi la copia definitiva e poi cominci a chiederti se sia il caso di mandargliela: è passato tanto tempo, magari ha dimenticato, magari si è trovata un altro, magari non le importa più niente, però a te sembra una cosa importate, trovi il coraggio e la spedisci verso la sua casella di posta elettronica.
Dopo qualche giorno ti risponde dicendo che anche a lei dispiace, ma che in fondo è stato meglio così: ha ragione, come quasi sempre.
Ti devi rassegnare, non ci sono alternative.
Con un po’ di fatica ce la fai anche questa volta, poi ormai è primavera e tutto si prende con un po’ più di serenità: continui a sentirti maledettamente solo, ma impari a farci l’abitudine come ad un nuovo callo, non si può mandare via, ma con il tempo si impara a conviverci.
Poi arriva l’estate, te ne vai in ferie, ti diverti e vivi spensierato le giornate come non ti capitava di fare da ormai un sacco di tempo e pian piano riprendi una vita normale, anche senza di lei: ci hai messo molti mesi ma alla fine ci sei riuscito.
Almeno credi di esserci riuscito, perché poi ti capita di rivederla per tre volte nel corso di un anno ed ogni volta ti senti una specie di scossa dentro, le prime due volte non sai esattamente interpretare quella tua reazione, non sai spiegarti cosa vuol dire e fai finta di niente ma l’ultima volta no, capisci cos’è e tutta la nebbia che avevi in testa in un attimo si dirada e tutto ti sembra chiaro, limpido e capisci che ti sei sbagliato hai fatto una grossa cazzata perché il tuo futuro, tutto ciò che vorresti avere per te è lì davanti.
Scopri che sei ancora innamorato e il baratro si riaffaccia davanti a te: è come riaprire gli occhi e trovarsi in piedi sull’orlo di un precipizio perché ora sai cosa vuoi ma sai anche che non puoi averla in quanto lei ora ha la sua vita e sembra felice anche senza di te.
Passano i mesi di nuovo e alla fine decidi che devi almeno fare un tentativo, devi farle capire che cosa provi per lei e che adesso sei un uomo diverso e forse un pochino migliore ma non sai come fare, non vuoi ripiombare bruscamente nella sua vita, le vuoi troppo bene per fare qualsiasi cosa che la potrebbe ferire e così decidi che la cosa migliore da fare è scriverle: prendi carta e penna e metti nero su bianco tutto quello che hai dentro sperando che funzioni.
Passano due settimane senza che si faccia viva ma poi finalmente risponde e, come razionalmente si poteva intuire, la risposta non è quella che vorresti.
Sai che te lo dovevi aspettare, sai che era impossibile che andasse diversamente ma stai male lo stesso perché ora sai che lei è la tua vita, il tuo futuro, sai che con lei vorresti condividere ogni giorno, ma non è disposta a lasciare il suo fidanzato per te anche se forse la fiammella in lei non è proprio spenta, lo capisci dalla sua risposta.
Che fare ora? Non lo sai, aspetti e speri e intanto il rimorso ti sta logorando dentro e ti porta lentamente sempre più in basso verso un oblio del quale non sei in grado di vedere la fine.